carlo maria iannettone

© carlo maria iannettone 2009 - per foto e testi tutti i diritti riservati.

“Mi recai in Africa per la prima volta nel 1994, in Mozambico, all’indomani di una lunga e sanguinosa guerra civile. Miseria estrema, economia di sopravvivenza, malattie e mutilazioni furono le prime istantanee di quei luoghi. Purtroppo tanti elementi di questo scenario ho ritrovato in altri paesi africani. Ovunque però, da questa dura realtà è emerso sempre e con forza il volto attento di quella giovane Africa, che tra curiosità e storica diffidenza non ha mai mancato di manifestare allo straniero una sorprendente gioia di vivere..."

..."Il termine “Ferengi” (parola etiope dall’inglese “foreigner” = straniero), è uno dei tanti modi con cui soprattutto i bambini apostrofano un occidentale, spesso oggetto di richieste o semplicemente di garbato scherno. Folle di chiassosa gioventù sono solo alcune delle molteplici sonorità dell’esperienza africana, nella quale ad un’intensa percezione sensoriale si accompagna una percezione più intima, mediata dai sorrisi e dalla cordialità della gente, dalla dignità di una vita semplice, dai giovani visi che cercano nell’obiettivo di una macchina fotografica una risposta alla loro curiosità..."

..."Sotto la patina della retorica e dei luoghi comuni, fuori dalla fame, dalle malattie, dai genocidi, troppo spesso rimarcati negli aspetti più cupi da toni di bianco e di nero, affiora il volto giovane e positivo di una caleidoscopica civiltà. “Ferengi!” è anche “il richiamo” di chi rivendica il proprio ruolo di àncora del futuro e di chi, certamente disilluso, spera almeno in un’attenzione verso quel grande tesoro di genio e di primordiale vivacità, nei confronti del quale non si può non spalancare la porta della nostra emotività.”
C. M. Iannettone
dall'introduzione al libro:
"Ferengi! Lo spazio e il tempo dell'attesa"


"...I fotogrammi di Iannettone, forti ed eloquenti, puntano su un “obiettivo Africa” che giunge a far emergere in ogni essenza la volontà del dialogo e della comunicazione interpersonale, sollecitando e rispettando la verità e la dignità di società diversificate, ma unite nell’unanime desiderio alla libertà e alla convivenza amicale. E se gli abitanti di alcune regioni africane apostrofano l’uomo occidentale con l’esclamazione “Ferengi!”, ossia “straniero”, essi vanno compresi, perché consci, invero, del loro triste percorso storico e proiettati, quindi, ora, a scuotere, acutamente ma anche ludicamente, la sensibilità di animi troppo spesso distanti. È necessario, allora, avvicinarsi a un mondo lontano anche con il mezzo fotografico, con uno strumento che ha sovvertito l’ambito della comunicazione visiva, che ha mutato radicalmente la società e che si è rivelato capace di assecondare l’espressione creativa e, con essa, la percezione e la coscienza. «Guardare una fotografia – scriveva Lalla Romano – non va considerato secondo gli schemi della pura visualità. In una fotografia ci sono pensieri, sentimenti, interessi umani. È un linguaggio segreto. Segreto perché contiene più cose afferrabili solo dallo sguardo»".
Enzo Dall'Ara


“Ferengi! - Lo spazio e il tempo dell’attesa", a cura di Enzo Dall’Ara e Elsa Mazzolini, Gourmadia Editore 2007 (formato 26x28 cm; 64 pagine; prezzo di copertina: Euro 22; prezzo al pubblico: Euro 15). Il volume raccoglie 55 fotografie commentate, che sono parte dell'omonima mostra. Il ricavato dalla vendita del libro viene devoluto a favore di un progetto di solidarietà per l’Africa.
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